24 febbraio 2014

scelta di campo

Penso che in certi momenti della nostra vita "pubblica" si ha il dovere di fare una netta scelta di campo.
Oggi, sono convinto che, rispetto alla preoccupante situazione politica e sociale, che minaccia le nostre vite ed il nostro futuro,  la necessità che tutti noi operai e liberi cittadini dobbiamo sentire come nostra, debba essere quella di provare a far prevalere nel Paese, nel nostro territorio, un profondo cambiamento culturale, che metta al centro delle politiche economiche e sociali la condizione delle persone.

Abbiamo ancora la possibilità di farlo? Di far sentire la nostra voce? Esiste ancora un sistema veramente democratico che ci permette di condizionare le scelte dei nostri governanti?
Un ennesimo governo del Paese che nasce senza il mandato, senza le preferenze ed il sostegno del popolo che dovrebbe rappresentare, non è un buon segno...
E il silenzio di tutti noi è altrettanto pericoloso. 

6 dicembre 2012

Ilva, il dramma e la beffa


Sono rimasto molto toccato, in queste ultime settimane, dalle notizie che giungevano da Taranto. 
La vicenda Ilva è la metafora della grave involuzione che il mondo del lavoro operaio ha subito dagli anni ottanta in poi.
Una classe operaia, i lavoratori della Ilva di Taranto, che portano i segni di un ambiente di lavoro e di vita che, negli anni, hanno prodotto rassegnazione, umiliazione, disperazione.  E l'intera popolazione di Taranto, negli anni, non ha potuto sottrarsi ad un destino fatto di disgrazie, di malattie, di un insicuro futuro per i propri figli legato ad un Mostro, lo stabilimento, che i propri figli se li mangia  come fossero le tonnellate di acciaio fuso che ogni giorno lo alimentano.
Totale disperazione e di conseguenza, oggi, la rabbia e la reazione.

14 novembre 2012

La lotta e i nostri figli

Oggi si sono svolte centinaia di manifestazioni in tutta Italia che si sommano a molte altre in tutta Europa. Si manifestava, si scioperava contro quelle politiche economiche e sociali che in questi anni, in particolare in questi difficili anni di crisi, ci stanno strangolando. Stanno impoverendo il Paese, interi strati sociali sono stati messi in ginocchio. Si tagliano i salari e le protezioni sociali, si cancellano i diritti, si smantellano le migliori conquiste sociali dell'intero novecento. Le disuguaglianze e le ingiustizie sociali sono in costante e inesorabile aumento.
Si ipoteca il nostro futuro, quello dei nostri figli. 
Tanti cittadini, operai, studenti sono scesi in piazza per dire basta!
Un semplice, quanto necessario gesto di estrema dignità.
Tanti operai, lavoratori dipendenti di ogni categoria, hanno aderito allo sciopero generale.
Insieme, ragazzi e operai per riappropriarsi del loro, del nostro futuro.
A sfidare i manganelli, a muso duro.

9 novembre 2012

Sciopero Europeo

14 novembre: la mobilitazione in Europa, gli appuntamenti

Roma, Bucarest, Praga, Stoccolma, Madrid, Lisbona, Atene e in tante altre città europee, il 14 novembre scenderanno in piazza i lavoratori e le lavoratrici per dire: l'austerità non funziona, è necessario un cambio di rotta per ridare impulso al lavoro e per ristabilire la giustizia sociale e la solidarietà tra i paesi. Manifestazioni, sit-in e scioperi generali si susseguiranno per tutta la giornata ».

Le ragioni della mobilitazione.....

6 novembre 2012

Furto, con lucro, dello Stato sociale

* di Luciano Gallino


Lo Stato sociale non è una merce e non è una merce il modello sociale europeo che lo ha rappresentato. Perché lo Stato sociale rappresenta la realizzazione di alcuni princìpi universali esplicitati, ad esempio, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 e nella nostra Costituzione. Ma oggi in Europa è in corso il tentativo di affermare che lo Stato sociale e il modello sociale europeo siano delle merci da trasformare in qualcosa di commerciabile e vendibile. Lo si fa in diversi modi, innanzitutto con un mare di pubblicazioni che insistono su una serie di punti che, pur non essendo sostenuti o confermati dall'evidenza empirica, fanno presa su tutti, perfino su chi non ci crede.
Si dice, ad esempio,...........

29 ottobre 2012

Firenze 10+10


Oltre tremila partecipanti, quattro giorni di lavoro, la stessa cornice di dieci anni fa, la Fortezza da Basso, ma un contesto politico tutto diverso. 
Si perché quando, nel 2002, i movimenti e le reti europee si diedero appuntamento a Firenze per dar vita al primo Forum sociale europeo, la crisi era solo una conseguenza annunciata delle analisi dei movimenti sull’impatto prossimo della globalizzazione economico-finanziaria. Oggi, invece, è una realtà nella quale siamo tutti immersi.......

23 ottobre 2012

Le donne e la crisi

"Sono solo un pò deluso. 
In una fabbrica, con qualche difficoltà, la cassa integrazione, e tante preoccupazioni, la risposta dei miei compagni di lavoro ai soprusi dell'azienda si è fatta sentire....
C'è una diffusa consapevolezza che c'è, ci deve essere, un limite a tutto. 
Si possono subire, sopportare, contratti non applicati, normative interpretate a piacere, velate minacce e ricatti di vario tipo.....
Ma quando viene meno il rispetto delle persone e delle loro vite si riesce a dire ancora un basta! 
E credo che tra quelli che dovrebbero sentire maggiormente il bisogno di far sentire la propria voce, in mezzo a quella di tutti i compagni di lavoro, ci siano le persone più deboli e quindi più martellate nello squilibrato rapporto personale con l'azienda. Sono quelli che stanno peggio e pagano il prezzo più alto. Tra questi, come sempre, le donne. 
Ecco la mia delusione.
Le donne sono tra le poche persone che mi hanno deluso...(con poche eccezioni).
Si parla di orario di lavoro, di tempo da dedicare alla propria vita, alla propria famiglia. La mia formazione mentale, la mia esperienza di vita, mi spinge a considerare le donne come le più sensibili, le più interessate e intransigenti sul tema. E le più battagliere!
Non è così nella fabbrica dove lavoro...